Mutamenti nel ruolo della donna nelle famiglie profughe in Serbia


Ivana Stevanovic

La vita da profughi costringe le donne ad assumere il compito della cura di sé e dei figli senza il supporto della presenza dei mariti che, nella maggior parte dei casi, sono rimasti nelle aree di guerra o sono stati uccisi. La separazione forzata dai mariti, o la loro perdita, non solo è causa di cambiamenti nella famiglia, ma più direttamente modifica il ruolo della donna che diventa "il capofamiglia" a cui è affidata la cura degli altri membri della famiglia. 
A differenza di altri casi simili Vietnam, Uganda, Cambogia, Mozambico, Somalia 1., in cui i conflitti armati hanno prodotto cambiamenti significativi nel ruolo economico della donna, nel caso della guerra civile jugoslava le donne profughe avevano già raggiunto l'emancipazione economica e l'indipendenza dai mariti ancora prima dello scoppio della guerra. Questo tuttavia non significa che la loro posizione sia invidiabile: la perdita del posto di lavoro e di un'entrata fissa ha costretto le donne ad accettare lavori inadeguati, per poter sopravvivere. In altre parole, la distanza fra la loro condizione precedente e l'attuale è così vasta da essere difficilmente colmabile, indipendentemente dal fatto che le donne siano già abituate a lavorare e prendersi cura della famiglia. 
Nella vita profuga, le donne, si trovano a dover sopportare un carico di lavoro fisico oggettivamente più pesante, a cui non sono abituate; inoltre il loro livello di istruzione e le esperienze lavorative precedenti non sono condizioni sufficienti ad assicurare un lavoro adeguato nel paese di accoglienza, dove già, d'altro canto, sussistono problemi di recessione economica e crescente disoccupazione. 
La mancanza di un sostegno sociale significativo ai profughi, nel processo di adattamento sociale, costringe le donne ad accollarsi il compito di rendere le condizioni di vita più accettabili. Questa situazione è causa di un diffuso impoverimento delle donne profughe, a cui esse reagiscono in vari modi: con il contrabbando, il lavoro nero, la vendita di parte degli aiuti umanitari e la prostituzione. 
Quando riescono a trovare un posto di lavoro, si tratta spesso di lavori precari, temporanei, senza indennità sociali, e con retribuzioni basse ed irregolari. Inoltre, queste condizioni di lavoro costringono le donne a subire maltrattamenti e sfruttamento. Accade quindi che il tentativo di integrazione nel nuovo ambiente porti le donne a diventare vittime di sottili forme di violenza e sfruttamento, che sono costrette ad accettare per potersi assicurare le condizioni essenziali di vita. 
La presenza di famiglie incomplete è molto frequente tra le famiglie profughe della Serbia. Queste famiglie differiscono fra loro per formazione. Molto frequenti sono le famiglie mancanti della figura del marito o del padre, in questo caso si può parlare di famiglie permanentemente incomplete. D'altro canto, esistono famiglie temporaneamente incomplete, tali per l'assenza del marito o del padre che si trovano in guerra o sono profughi in qualche altro paese2.. Questo tipo di famiglia può anche venirsi a creare per la separazione fra genitori e figli, mandati in un luogo più sicuro per ragioni di sicurezza. 
La guerra nella ex Jugoslavia ha spesso determinato la separazione di madri e figli, dai mariti e padri. Dai dati raccolti dall'Istituto di Ricerca Pedagogica, in una ricerca sulle condizioni delle famiglie che ha coinvolto 370 genitori, per la maggioranza madri di figli profughi, viene confermato che la maggior parte delle famiglie profughe sono incomplete molto spesso a causa dell'assenza del padre. Sulla base di questi dati, il 92% delle intervistate, prima di acquisire la condizione di profughe, viveva in famiglie complete; da profughe questa percentuale scende al 50%. Nell'80% dei casi, le famiglie incomplete lo diventano per l'assenza del padre, nel'8% è la madre ad essere assente, mentre nel 12% le famiglie incomplete risultano tali per l'assenza di qualche altro membro della famiglia3.. 
I cambiamenti che intervengono nelle famiglie incomplete, generano mutamenti del ruolo della donna all'interno della famiglia stessa, soprattutto del suo ruolo economico (El Bushra, Lopez, 1993). Questo è accaduto alle donne da noi intervistate. Si sono ritrovate ad essere "capofamiglia", con la responsabilità della cura dei bambini e dei malati, indipendentemente dal loro attuale stato civile. Le nostre intervistate sono in maggioranza coniugate (40 in tutto); le restanti sono vedove (13), divorziate (2) e nubili (15). Delle 40 donne coniugate solo 14 vivono in una famiglia completa, mentre 22 di loro vivono sole con i figli, costrette ad accettare il nuovo ruolo di unico sostegno e protezione della famiglia. Le vedove devono affrontare una situazione particolarmente difficile, dal momento che 10 di loro hanno perso il marito in questa guerra. 
La morte del padre o del marito, che significa, inutile dirlo, la loro assenza permanente dalla famiglia, provoca reazioni emotive particolarmente serie e violente, nelle donne come nei figli. Shock ed incredulità sono le prime reazioni alla notizia della morte del marito o del padre. Madri e figli che hanno perso il proprio marito e padre, affrontano difficoltà sempre maggiori nella vita di tutti i giorni, reagendo alla perdita con rabbia e dolore. Questo processo porta, di solito, all'accettazione del dolore e della perdita. 
A parte questi sintomi, i bambini vanno spesso incontro a vari problemi fisici e psichici. I sintomi più frequenti sono il dolore e la depressione, sindrome da paura della separazione e privazione, ipersensibilità. I bambini sembrano risentire più delle bambine della perdita del padre. La perdita del padre significa perdita del modello di riferimento - una situazione che potrebbe provocare forti disturbi nello sviluppo emotivo ed intellettuale. La perdita è causa, inoltre, di vari problemi pedagogici. La donna, unica figura rimasta, deve affrontare il problema dell'educazione dei figli in condizioni difficili, in quanto essa stessa è priva di sostegno. Questa la testimonianza di Sofija: 
"E' tutto più facile quando si è insieme. Mio marito e mio padre sono stati uccisi da questa guerra. Non ho un luogo dove andare. Non ho forza, neanche per i miei figli. Quando ti manca un sostegno, il fardello diventa troppo pesante. Il bambino continua a dire `Mio padre e mio nonno sono stati uccisi'. La sua vita è tutta qui. Cosa gli è rimasto della vita? (...) Sono sfruttata nel mio posto di lavoro. Oltretutto il mio bambino richiede devozione e cura e io non ne ho la forza. Siamo tre famiglie qui, ad occupare questa stanza. Vorrei avere un po' di pace, vivere da sola. Il bambino deve iniziare la scuola, ma non ha un luogo dove studiare. Mio marito era musulmano e di conseguenza io non ho accesso ai fondi per i bambini i cui genitori sono morti in guerra"
L'esempio precedente mostra che la cura materna di solito va oltre le essenziali necessità proprie e dei figli - la donna deve lottare per creare condizioni decenti per l'istruzione e la vita normale. In condizioni di totale impoverimento, il problema dell'approvvigionamento del materiale scolastico essenziale sembra spesso insolubile4.. Perciò Nedzada afferma: 
"Mia figlia deve superare dei test per poter iniziare la scuola questo autunno. Non ho i soldi per comprarle i libri e le cose di cui necessita. Non posso permettermelo. Non so cosa fare." 
Tuttavia, la necessità di educare i propri figli ed il desiderio di offrire loro una vita migliore, talvolta spingono le donne a lottare per adattarsi a tutti i costi alle nuove condizioni e trovare forza nel sacrificio stesso. Le donne intervistate hanno spesso affermato che, nei momenti di maggiore disperazione, il pensiero dei propri figli ha impedito loro di suicidarsi (Merima, Goca, Emina). Il desiderio di vedere le proprie famiglie riunite, un giorno, e la necessità di provvedere al meglio per esse, sono le ragioni che danno loro l'energia per andare avanti nelle condizioni di vita profuga (Merima, Emina, Vesna, Gorica, Sofija, Nada). E' Merima a parlarcene: 
"Senza speranza sarei stata persa. La mia prima fonte di speranza sono i miei figli. Vivo per loro, voglio offrire loro una vita bella, il meglio che è nelle mie possibilità, perché non meritano di vivere in questo modo. D'altra parte, spero che un giorno saremo di nuovo tutti insieme. La principale causa della sofferenza, in questa guerra, è stata la separazione delle famiglie. Molta gente è morta. I matrimoni misti sono stati i più colpiti." 
Le famiglie profughe incomplete subiscono, inevitabilmente, cambiamenti dall'interno. Cambiano, infatti, le competenze dei genitori. Madri sole ed insicure dipendono sempre più dai figli, ma, allo stesso tempo, tendono ad esercitare un forte controllo su di loro e di fatto a limitarli. 
Il fatto che un bambino o una bambina siano accettati come membri alla pari all'interno della famiglia, accelera la loro crescita ma, allo stesso tempo, l'eccessivo controllo ne ostacola l'emancipazione e l'inserimento nel nuovo ambiente. Questo tipo di comportamento porta all'isolamento del bambino o della bambina all'interno della cerchia familiare e, in casi estremi, può essere causa di totale isolamento sociale. Esiste tuttavia il problema di madri non sufficientemente indipendenti, costrette ad affrontare nuovi ruoli, nella vita profuga. Sole, si trovano a dover fronteggiare numerosi problemi esistenziali e psicologici. Le madri profughe sono spesso nervose, depresse e tristi. Si sentono sole, impotenti e completamente inutili (Piorkowska, Petrovic, 1993). Queste donne hanno sempre avuto qualcuno che si occupasse di loro. "Prima era il padre e, successivamente, il ruolo era stato preso dal marito o dal cognato" dice Vesna. Afferma di essere cresciuta senza imparare a badare a se stessa e alla sua famiglia ed ora, in un certo modo, è arrabbiata col marito per averla lasciata sola. 
Il nuovo ruolo della donna come protettrice della famiglia, oltre ad implicare la cura di sé e dei figli, comporta anche un altro problema: deve occuparsi dei genitori anziani e malati. Gorelana, Gorica e Borjana si sono trovate in una situazione simile. Così Gorica afferma: 
"Subito prima dello scoppio delle ostilità avevo detto a mia madre: `Mamma, dovresti andare via, non c'è nulla per te qui. Non posso preoccuparmi per te, se già devo occuparmi della mia famiglia. Non devi preoccuparti, hai un luogo dove andare'. E lei andò via. Tuttavia, quando arrivai, vidi che mio cognato stava per mandarla via da casa. (...) Andai quindi a Kikinda, perché mia madre mi aveva chiesto di trovarle un posto in una casa di riposo. Lo trovai. Costava 120 DM al mese, per una stanza ed il vitto. Non potevo permettermelo, quindi presi la mamma con me e la portai nella casa di mio cognato. Dunque eccoci lì: io profuga, mia madre a condividere quella vita con me. Non soffriva di decadimento senile, anche se aveva comportamenti infantili. Se, per esempio, preparavo le frittelle per i bambini usava dire: 'Oh, d'accordo, un bambino è più importante della madre'. Mi ha fatto diventare matta". 
Anche se la cura dei genitori anziani rappresenta un fardello aggiuntivo, il fatto che questi siano accompagnati da un cugino diventa motivo di ulteriore incoraggiamento ed aiuta le donne ad affrontare la dolorosa esperienza da profughi e ad inserirsi nel nuovo ambiente sociale. Così Borjana, per esempio, racconta che sua madre le era stata di grande aiuto quando, nel lavoro, dovette affrontare le difficoltà che i colleghi le opponevano, per il solo fatto di essere una profuga: "Mia madre accetta tutto con uno stoico atteggiamento di calma: non esce per nulla, si tiene occupata, lavora all'uncinetto, per esempio, e così si diverte. Qualche volta esce per far visita a mio padre a Vukovar"
Quindi, le preoccupazioni di queste donne non riguardano solo il presente, ma anche il futuro. Hanno dovuto imparare ad essere autosufficienti, essendo le uniche in grado di provvedere, nella nuova situazione creatasi, all'essenziale per se stesse, i figli ed i genitori anziani.

1.Vickers, J., (1993) "Women and War", London-NewJersey: Zed Books; El Bushra, J., Lopez E.P. (1993): "Development in Conflict: The Gender Dimension", Rapporto da un workshop della AGRA Oxfam, tenuto a Pattaya, Thailandia, 1-4 febbraio. 
2.Piorkovska-Petrovic, K., (1993), "Neki problemi izbeglickih porodica u novoj sredini", U: B. Popovic i dr.: Deca, polozaj izbeglica i skola, Belgrado, Institut za pedagoska istrazivanja 
3.Joksimovic, S., MilanoviC-Nahod, S., (1994), Teskoce ucenika u izbeglistvu,, Belgrado, Insitut za pedagoska istrazivanja. 
4.Risulta che i genitori profughi spieghino lo scarso rendimento scolastico dei propri figli con la mancanza di libri e materiale scolastico, mancanza proporzionalmente collegabile alla complessiva situazione economica della famiglia profuga (B. Popovic e altri. 1993). L'insuccesso a scuola porta i bambini profughi ad avere maggiori difficoltà nell'adeguarsi al nuovo ambiente sociale, ciò spiega la ragione che induce i genitori a provvedere, con grandi difficoltà, ad abiti, libri e materiale per i propri figli; perché non diventino degli "isolati".





Foto di Caterina Gerardi

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Mailto Med Indice del numero 3