Amori sulla rete
di Rosaria Fortuna

 Che culo pensò Lara, aveva vinto alla lotteria organizzata dal centro culturale che frequentava da un anno. Non il primo premio, come speravano i vecchietti suoi compagni di corso, non le interessava. Era un orologio un po’ pacchiano, lontano dai suoi gusti, ma il terzo. Una camicia di seta nera su cui, con l’inchiostro bianco, avevano scritto una lettera d’amore, in varie lingue, un tocco di raffinatezza. Era la prima cosa che aveva tirato fuori dell'armadio, per prepararsi ed incontrare un uomo che aveva conosciuto via Internet.

Sentiva che quella camicia le apparteneva e ogni volta che la portava provava una grande emozione.

Si vestì e uscì per arrivare puntuale all’appuntamento. Stava piovendo e aveva dimenticato l’ombrello, decise di prendere il primo taxi che le si parò davanti.

Aveva preparato per lui, una scultura che era riuscita a modellare con le sole mani. Ne era talmente soddisfatta che quasi non avrebbe voluto regalargliela.

Era tempo che non riusciva a portare a termine qualcosa, non era serena, sempre lì a difendersi dalla depressione che la stava di nuovo, riassorbendo. Quella scultura la faceva sentire viva, ma cosa sarebbe accaduto?

Non aveva voluto esagerare e anche se da tempo non si truccava, si era passata una linea di eye-liner sulle palpebre, aveva tinto i capelli di fresco, era più che soddisfatta del risultato.

Si erano sentiti durante la giornata e un po’ preparati per questo incontro voluto, dopo mesi che si scambiavano confidenze sulle loro vite.

Lui le aveva detto di non essere molto alto e lei che l’aveva pensato grosso e protettivo era rimasta delusa. Quasi a volersi togliere un peso gli aveva parlato della bulimia e di quanto era difficile mettersi a dieta.

Lui aveva incassato e le aveva detto che non gli importava, con lei poteva parlare e poi un corpo acquisisce valore quando è in grado di suscitare un’emozione. Si era sentita rassicurata ed aveva pensato a dove avrebbe potuto portarlo, una volta arrivato in città. Aveva chiesto consiglio alla sua amica, la goduriosa così la chiamava, con cui condivideva tutto. Si erano piaciute subito, scoprendosi sempre più uguali, senza doversi fare violenza. Avevano imparato a scandire le giornate seguendo i ritmi lenti delle loro vite. Si amavano come capita solo alle persone che riescono a rispettarsi fino in fondo.

Spesso s’incontravano per fare colazione o pranzo nelle ore più impensate del giorno, seguendo il loro particolare gusto e scegliendo a soggetto tra i menu possibili.

Era stata l’unica a metterla in guardia, perché conosceva il vuoto che prende ogni volta che la vita chiede di chiudere i conti. Avrebbe voluto proteggerla. Non poteva sopportare di vederla piegata in due.

Lara aveva capito che non era più un gioco e che quell’incontro, rappresentava una svolta, quella che lei ormai non riusciva più a dare.

Era in ritardo, aveva parlato a lungo con la goduriosa avrebbe quasi voluto portarla con sé, ma sapeva che non sarebbe stato saggio. Il suo passo era sempre più sostenuto, mentre si avvicinava al luogo dell’appuntamento. Adesso l’aspettativa e la paura cominciavano a far capolino nella mente. Non si erano dati un segnale, credevano che fosse superfluo, si sarebbero riconosciuti.

Incominciò a scrutare i volti delle persone che le si avvicinavano, cercando di capire quale fosse quello giusto. Ad un certo punto credette di riconoscere, in un uomo dallo sguardo severo, la persona che stava aspettando, un padre buono, quello che non aveva mai avuto. Non poteva essere lui, mentre il ricordo del passato si mescolava al presente.

Ad un tratto lo squillo del telefono la distolse, era la sua voce calda, la stava cercando. Nell’attimo in cui si voltò lo vide, era quello dallo sguardo severo. Non provò nessuna emozione, non riusciva ancora a sentire la sua pelle, ne era rassicurata, era giusto così. Lui si avvicinò e con naturalezza l’abbracciò. Erano anni che qualcuno non l’abbracciava, era stata la cosa più difficile da accettare, da quando il suo uomo l’aveva abbandonata per una donna meno importante e impegnativa di lei, così le aveva detto con la voce biascicata e stanca.

Non se l’era sentita di colpevolizzarlo, come sempre l’aveva difeso tanto da trovarsi schiacciata dai chili di troppo, in un mare di solitudine.

Questo incontro tra corpi estranei che condividevano pensieri trasportati da onde magnetiche, non aveva molta importanza. Stava ricominciando a vivere, non poteva evitarlo, anche se quell’uomo così lontano da qualsiasi ideale maschile, sembrava quasi piacerle.

Incominciavano a farsi sentire tutte le emozioni represse in quegli anni e lui che non era certo arrivato solo per conoscerla, la accarezzò con voracità, sotto gli occhi di tutti, senza il bisogno di nascondersi.

Si era così ritrovata a baciare con passione un uomo che non le parlava di presente o di futuro, ma che usava l’unica lingua che ognuno vorrebbe parlare. L’aveva riconosciuta e glielo stava dimostrando, senza doverlo spiegare con la protervia di chi sa di poter prendere.

Lei capì che tutto questo non la feriva, era quello di cui aveva bisogno, si sentiva viva, quasi un’adolescente, mentre lui insinuava le mani sotto i vestiti, facendola rabbrividire.

Non avevano tempo, esisteva solo l’urgenza di comunicare con il corpo quello che per mesi si erano scritti in rete.

Un rischio, ma ne valeva la pena, ormai era in caduta libera. Aveva senso pensare e poi a cosa, a due vite distratte che la luce di uno schermo aveva acceso?

Sarebbe dovuto ripartire tra qualche ora, non andarono in un albergo, non avevano deciso di fare l’amore, avevano solo bisogno di fondere le loro solitudini e questo pomiciare in pubblico era un modo per affermare la loro presenza al di là del passato. In fondo pensò, mentre lui si stava allontanando pronto a ripartire, non aveva più senso continuare a chattare, finalmente era viva.