Non respiriamo più
di Silvia Gomedi

Cara Rita,
eccoti lì finalmente...mentre, con la sacca della palestra su una spalla e la spesa in mano, spii curiosa dentro la fessura della cassetta postale. Sorridi quando vedi la busta, lasci cadere a terra la sacca e le "sportine"; la apri con troppa impazienza, le strappi in fretta il bordo, ti accartocci sui gradini di quel signorile palazzo del centro, i gomiti sulle ginocchia aperte e leggi . Leggi e non ti importa nulla della signora del quinto piano che rientrando storce quel suo nasino, ti squadra dalla testa ai piedi, disapprovando quell’abbigliamento troppo giovanile per una trentenne e proprio non si spiega quel tuo "atteggiamento da selvaggia" -il marito è così una brava persona- ... Lo sai tanto che è la mia lettera; lo sai perchè oramai per noi le poste italiane non hanno segreti : i tempi sono calcolati e avendola imbucata l’altra sera, proprio oggi ti doveva arrivare (non è Natale! non è Festa! non è sciopero!) e proprio oggi arriverà anche la mia... Eravamo al telefono quando, contemporaneamente le abbiamo fatte cadere in quel romantico contenitore rosso, sempre lo stesso...La scusa oramai la conosciamo, no? - Il telefono è così impersonale e freddo. Le parole escono meccanicamente, senza convinzione, troppo in fretta, senti ?... - sì tutto bene; fa troppo caldo; il lavoro al solito, week-end di riposo, qualche altra cosa ancora e poi ... ciao-chiuso-fine!

Una domanda, come uno schiocco delle dita, ha richiamato la nostra attenzione a quella telefonata : ma non sarebbe meglio scriversi allora?

Detto e fatto, così è stato! Una decisione che ci ha fatto sorridere, dandoci modo di prenderci un po’ in giro per l’età, sdrammatizzando, con l’uso di questi mezzi "preistorici", lo scorrere inesorabile del tempo...

Un secondo dopo, io ero seduta alla mia scrivania di legno chiaro, sorretta da due cavalletti da imbianchino di un blu intenso; tu avevi cercato di consolarmi del mio acquisto, dicendomi che ti piaceva, ma a me sembrava solo un goffo tentativo di ricreare in quella stanza una atmosfera "marina"... Qualche cuscino qua e là, una poltrona in vimini, una coperta messicana sul letto, un tappeto e

delle tende colorate, non potevano certo bastare per convincermi, per imbrogliare la mia voglia di mare ...

Per la prima volta mi accadeva che davanti ad un foglio completamente bianco, rimanevo appesa ai miei pensieri, ferma, col naso all’aria e la testa voltata verso la finestra, stringendo la penna, ruotandola nervosamente, ticchettando con la punta ed ora? cosa le scrivo ora ?

Hai presente il tono perplesso della prima lettera? Entrambe ci chiedevamo cosa ci avesse spinto, cosa erano le cose di cui avremmo voluto discutere più approfonditamente, cosa doveva uscire dal nostro cuore non "meccanicamente"; perchè non ci bastava più l’incontro al telefono ?

Nella seconda lettera mi aspettavo il tuo perchè, che mi confessassi il tuo bisogno facendolo terminare con un bel punto esclamativo. Forse quello di avere più tempo per te, per le tue cose, senza confonderle sempre, rischiando di perderle, con quelle di Massimo. Avevo pensato che ti fossi stancata di lui, delle sue abitudini così diverse dalle tue, della "sua" banca, del suo amore per le auto tanto grande da lasciarti a letto da sola alla domenica mattina per andare a compiere quello stupido rito del "lavaggio manuale": all’autolavaggio ci sono dei negri e cosa vuoi che ne sappiano di Porsche...Mi aspettavo di trovare tutto questo su quel foglio a quadretti, strappato malamente da un blocco dell’ufficio, scritto con una bella calligrafia, fitto fitto, senza troppe virgole e punti. L’avevo letto tutto d’un fiato e invece nulla ...

Ho riso di gusto, divertendomi alle tue spalle, quando al telefono mi domandavi seria, timida ma determinata allo stesso tempo, le stesse cose che avrei voluto chiederti io:

-Tutto bene con Andrea? ... Sììì?!! ...ma sei proprio sicura? Sai avevo pensato che avessi qualcosa di importante da dirmi; allora non sei stanca di litigare con lui, di dover lottare per ogni cosa, su ogni questione ...???

Tante lettere ci siamo scritte, ognuna con dentro un pezzo di vita, solo noi, solo la nostra ...L’impostazione è stata chiara da subito : poche domande, non racconti precisi di giornate trascorse fra ufficio e lavatrice, dei miei week-end sui libri.

Tante lettere simili come forma : "Cara Rita"... e poi una cascata di parole, una valanga di periodi sconnessi dalla furia di seguire pensieri, tanto veloci da perderli, facendo rimanere sul foglio impresse migliaia di lettere senza nesso, senza filo logico.

Diventava sempre più difficile per me sedermi a quella scrivania di legno chiaro, davanti ad un foglio completamente bianco. Difficile perchè se il destinatario eri tu, la protagonista ero io...Difficile perchè scrivendole tutte quelle lettere, mi avvicinavo sempre di più ad una "silvia" diversa da quella che pensavo, o forse non pensavo proprio, di essere; ad una "silvia" confusa, senza dogmi precisi, senza certezze per il futuro; ad una "silvia" sì è così, ma potrebbe essere anche così e così e così...Difficile perchè in quel modo stavo mettendo in discussione tutto, perfino la mia città, governata da "multinazionali del pensiero", da parole di gente mediocre; i miei "amici", figli di mediaset, tutti uguali dentro le loro fiammanti auto, con le loro scarpe di legno da un milione e la camicia a due bottoni; tutti a dire le stesse cose sulla micro-criminalità, perdendosi senza nemmeno chiedersi il perchè, le ragioni di una guerra così vicina; tutti preoccupati a difendersi dall’uomo nero che fa paura ai bambini.

Non potevo mentire. A te con un po’ di sforzo e organizzazione sarebbe stato facile, ma a me? Come potevo illudermi che tutto andasse bene ? Come potevo credere alla tua sincerità quando mi scrivevi di essere felice per una auto nuova, per una vacanza a Cortina, e che non avevi voglia di avere un figlio...?

E così oggi pomeriggio, mi sono presa un po’ di tempo, ho preparato una tazza di tè alla menta alla maniera beduina; dopo essermi tolta scarpe e calze, ho aperto il cassetto della libreria, ho preso la scatola di carta blu, dove conservo tutte le nostre lettere; ho abbassato la tapparella fino a creare una sensazione di penombra, come quando in agosto, al mare, ti vuoi proteggere dalla calura pomeridiana; mi sono accovacciata sulla poltrona in vimini, intrecciando le gambe, con la schiena diritta e ho iniziato a leggere... Prima le tue, tutte, aprendole con cura, leggendole con calma, apprezzandole perchè bellissime, ringraziandoti in silenzio di tutti quei preziosi regali... Poi le mie, scritte ovunque

mi capitasse : da retro di malecopie di lavoro a carta riciclata preziosa perchè acquistata durante un viaggio, da cartoline pubblicitarie trovate gratis nelle birrerie di Bologna a fogli a quadretti azzurri di quando frequentavo le superiori... Il pudore nel ritrovarle, la sensazione di leggere la posta segreta di una sconosciuta, sorridendo con lei, commuovendomi per la sua sincerità, emozionandomi per i ricordi annotati frettolosamente... Poi qualche appunto scritto su una carta da pacchi blu, di un blu intenso; il luogo Riccione, il periodo luglio 98; al mare io e Andrea, tu e Massimo ...

"...Adesso ci buttiamo nel mare e non respiriamo mai più...ma proprio più...!!!..."

Così ci eravamo dette, ricordi? Abbracciate sulla spiaggia di Riccione, in riva al mare, trascinandoci verso quella torbida acqua tiepida, sussurrandoci nelle orecchie, fra quei capelli bagnati, stringendoci più forte, lasciandoci portare dalla voglia di scappare, come se la schiuma bianca delle onde avesse il potere di farci scomparire per poi farci apparire di nuovo sì, ma lontano lontano...... e non respiriamo più, mai più... Guardandoci negli occhi, avevamo capito perfettamente cosa fosse quella strana luce ; in quel periodo provavamo la stessa terribile sensazione di animali in trappola; sgomento di chi non vede una via di uscita, di chi non trova una via di fuga, di chi ha troppa paura per cercare una via di scampo. Come quando sei in casa da sola e senti dei rumori strani e non hai voce per urlare e le gambe sono troppo pesanti per correre e allora immobile, senza respirare per non far capire che ci sei, che potresti fare qualcosa, ma che non vuoi, perché hai così tanta paura da non voler sentire più niente e basta ...

... e non respiriamo più, mai più... Strette strette, forti di quel gesto sincero, sicure che qualche cosa sarebbe accaduto, giù nel mare, come un gioco fra le onde, come i bimbi che imitano una lotta, senza forzare però, senza voler sopraffare l’altro. Solo uno strano ballo senza nessuna musica, una danza fra un milione di bagnanti accaldati, in acqua per cercare un po’ di sollievo in quella torrida domenica di luglio, sulla riva per cercare quella brezza che mancava sotto l’ombrellone, per distrarsi dalla noia.

".... e non respiriamo più, mai più...!!!..."

Quante cose sono accadute da allora...Gli avvenimenti si sono

succeduti come fossero anelli di una catena. E così anche oggi, quando mi sono seduta alla mia scrivania di legno chiaro sorretta da due cavalletti da imbianchino di un blu intenso, non mi è sembrato altro che un sogno voltarmi verso la finestra e vedere il mare...

"...stronza ma allora hai respirato ??? Certo, tanto lo sapevo che avresti "tirato il pacco"...!!!..."