Luisa Mirone Il quartiere di Cherolàin prefazione di Nadia Gambilongo "Le Collane di Med" MEDiterranea MEDIA Edizioni 12,39 Euro
Anche quest’anno il comitato promotore di MEDiterranea MEDIA si è trovato di fronte al dilemma se cambiare o meno il tema del concorso. La scelta che si poneva era se mantenere il riferimento al nomadismo oppure ampliare il confronto su altre tematiche. La decisione di dedicare due edizioni del concorso a questo tema era legata alla centralità che ricopriva la dimensione del viaggio e dell’incontro: mettere in relazione differenze culturali, sociali, religiose costituisce di fatto la scelta di fondo che ha caratterizzato il percorso culturale intrapreso da MEDiterranea MEDIA. Il nomadismo ha consentito di mettere a fuoco non solo la dimensione multiculturale dell'esperienza dello spostamento verso altre realtà ma anche una dimensione più intima, interiore di dislocazione del sé, di mutamento di percorso nelle vite delle trecento giovani scrittrici che hanno inviato le loro proposte. Lo spostamento spesso prelude al cambiamento di posizione del soggetto che si muove ma anche di chi viene incontrata-o. L'esito positivo dell'incontro, e del mutamento che ne scaturisce, dipende molto spesso dalle motivazioni con cui ci si sposta. Non c'è dubbio che desiderio, curiosità favoriscono queste dinamiche, mentre muoversi per costrizione o per condizione come nel caso di migranti ed esuli può generare meccanismi di chiusura. Nomadismo del corpo e della mente, percorsi di consapevolezza, cambiamenti radicali e ripensamenti, queste sostanzialmente le tematiche su cui hanno ruotato i progetti di scrittura del concorso letterario. La dimensione dello spazio attraverso lo spostamento in luoghi diversi e quella del tempo, attraverso i cambiamenti nella propria vita, sono stati analizzati ed indagati dalle scrittrici intrecciandoli continuamente nelle loro storie. La traccia sul nomadismo le ha in qualche modo aiutate ad interrogarsi su molte questioni che ci appaiono fondamentali. Oggi, però, l’ineludibile crinale fissato dal passaggio di millennio ci impone un approfondimento maggiore della dimensione temporale in una prospettiva che contempli un doppio movimento: uno sguardo al passato ed uno verso il futuro. Le parole di Hanna Arendt in questo senso ci guidano attraverso il titolo del suo libro "Il futuro è alle spalle". La scelta quindi di dedicare la terza edizione del Concorso Letterario a questo tema ci consente di cambiare ma in un’ottica di continuità rispetto all'itinerario intrapreso. Favorire il lavoro di ricerca, di scavo, di riscoperta della memoria coniugandolo con un forte slancio verso il futuro ci consente di fare una mediazione alta a favore del tema, poiché lo spostamento possiamo compierlo anche nel tempo valorizzando e comprendendo fino in fondo le nostre radici, rinvenendo tracce fondamentali da valorizzare. Pensiamo soltanto a quanto possono ancora dirci le migrazioni del passato che partivano dal sud verso il nord, dall’est verso l’ovest, circa i fenomeni migratori attuali, sui loro carichi di emozioni e di umanità. Oppure, cosa hanno ancora da dirci le grandi madri rinvenute nei siti archeologici sparsi per il mondo sul rapporto con la terra, con la vita. Un’altra novità di questa terza edizione consiste nella scelta di aprire il concorso ad altre forme espressive e di comunicazione. "Il futuro è alle spalle" è, quindi, rivolto anche ad artiste, fotografe che su questo argomento desiderano proporre una loro contributo, una loro interpretazione al tema. Tra le numerose proposte che sono arrivate alla scadenza del concorso della II Edizione, abbiamo scelto il lavoro di una giovane scrittrice catanese. Il lavoro di Luisa Mirone inizia con un viaggio di ritorno da Milano a Catania. Pensieri che vanno e che vengono, ansie, ricordi, emozioni. Il racconto prosegue con il continuo spostamento dalla posizione della protagonista, Cecilia, a quella delle ragazze del quartiere. Stessa isola, stessa città ma differente tutto: classe sociale, quartiere di residenza, cultura, e ovviamente biografia. Incontrarsi per mettere in comunicazione le differenze, ma è tutt'altro che semplice tanto più il confronto avviene tra persone vicine. Restare o andar via, atroce dilemma da cui sembrerebbe non si possa prescindere per chi in un luogo difficile ha il destino di nascerci, fortuna o sfortuna lo si capirà dopo. Scegliere di restare per fare qualcosa per il quartiere più duro della città o vivere la propria vita altrove forse più serenamente, la scelta in ogni caso pone un doppio livello di difficoltà e di confronto tra sé e gli altri e con il contesto. "Scrivo un romanzo e restituisco dignità al quartiere" si propone ad un certo punto Cecilia, ma il quartiere prende e dà: "per noi il quartiere è come una lente d’ingrandimento, un microscopio sull’esistenza capace di mostrare quello che altrove non riusciamo a vedere". Spostarsi da un luogo all’altro per capire, per capirsi, per cambiare, per cambiarsi, a volte basta spostarsi solo da un isolato all'altro della città. Andare al quartiere a cercare risposte (forse mio padre non è fiero di me? Si chiede Cecilia). Ma anche Glafiro il Cappadoce - la protagonista ci racconta - lascia la sua terra fiorita, i buoni genitori per capire cos’è la felicità. Gli avvenimenti drammatici segnano la vita delle ragazze del quartiere, scandiscono i tempi e il ritmo del racconto, ma l’esperienza non è ciò che accade ad una persona è ciò che una persona fa con quello che accade. Dare senso alla nostra vita, alle cose che ci accadono, al mondo che ci circonda è questo lo sforzo che Luisa Mirone cerca di compiere con ironia, senza prendersi troppo sul serio. La sua scrittura insegue il progetto di ricerca di senso ma nel frattempo raccoglie sensazioni. Insiste, tenace cerca tra gli "appunti per un romanzo", a tratti divaga, la cosa la diverte, si perde in descrizioni dettagliatissime, ma poi ritorna a bomba sul luogo del misfatto e scava decisa. Instancabile cerca e trova ora un granello a cui aggrapparsi, un'aria frizzante per darsi forza e coraggio, un sassolino per costruire sostegni, piccoli pilastri da cui guardare il mondo, per poi ritornarvi immediatamente, per mischiarsi insieme alle altre, agli altri con forse maggiore consapevolezza. Un mix di relazione e osservazione, il gioco del dentro, fuori si ripete senza stancarci fino all’ultima parola. Tra le tante proposte che sono arrivate alla scadenza della II Edizione del Concorso Letterario "Le Collane di Med", abbiamo scelto il lavoro di Luisa Mirone. Il racconto inizia con un viaggio di ritorno da Milano a Catania. Pensieri che vanno e che vengono, ansie, ricordi, emozioni. Il racconto prosegue con il continuo spostamento dalla posizione della protagonista, Cecilia, a quella delle ragazze del quartiere. Incontrarsi per mettere in comunicazione le differenze, ma è tutt'altro che semplice tanto più il confronto avviene tra persone vicine. Restare o andar via, atroce dilemma da cui sembrerebbe non si possa prescindere per chi in un luogo difficile ha il destino di nascerci, fortuna o sfortuna lo si capirà dopo. Scegliere di restare per fare qualcosa per il quartiere più duro della città o vivere la propria vita altrove forse più serenamente, la scelta in ogni caso pone un doppio livello di difficoltà. Ma il quartiere prende e dà: "per noi il quartiere è come una lente d’ingrandimento, un microscopio sull’esistenza capace di mostrare quello che altrove non riusciamo a vedere". Spostarsi da un luogo all’altro per capire, per capirsi, per cambiare, per cambiarsi, a volte basta spostarsi solo da un isolato all'altro della città. Gli avvenimenti drammatici segnano la vita delle ragazze del quartiere, scandiscono i tempi e il ritmo del racconto, ma l’esperienza non è ciò che accade ad una persona è ciò che una persona fa con quello che accade. Dare senso alla nostra vita, alle cose che ci accadono, al mondo che ci circonda è questo lo sforzo che Luisa Mirone cerca di compiere con ironia, senza prendersi troppo sul serio. La sua scrittura insegue il progetto di ricerca di senso ma nel frattempo raccoglie sensazioni. Instancabile cerca e trova ora un granello a cui aggrapparsi, ora un'aria frizzante per darsi coraggio, un sassolino per costruire sostegni, piccoli pilastri da cui guardare il mondo per poi ritornarvi immediatamente per mischiarsi insieme alle altre, agli altri. Un mix di relazione e osservazione, il gioco del dentro, fuori si ripete senza stancarci fino all’ultima parola.
Luisa Mirone è nata a Catania nel 1967. E' laureata in Lettere moderne e ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia della lingua e della letteratura italiana all'Università di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi su testi di letteratura e opere teatrali. "Il quartiere di Cherolàin" è il suo primo racconto.
MEDiterranea MEDIA si occupa da tempo della promozione e della diffusione dei saperi delle donne nell'area del Mediterraneo. Pubblica la rivista semestrale "Mediterranean Review" di politica internazionale delle donne. La rivista bilingue è un importante strumento di comunicazione e di approfondimento delle donne del Mediterraneo. Alle "Collane di Med", di cui questa pubblicazione è parte, si è recentemente affiancata la collana multimediale "Donnemondo". Tra i cd-rom pubblicati ricordiamo "Sveliamo le donne afgane". Il sito Internet di MEDiterranea MEDIA è visitabile a http://www.medmedia.org e la sua e-mail è mediterranee@tin.it
|